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Lode di un gigante venuto dall’Est


di Usul Muad’Dib Ximenes

Poca enfasi e ancor meno fronzoli. Come nel suo stile.

Handanovic 2021 non è il titolo di una retrospettiva cinematografica dedicata a qualche anonimo autore dell’Est.

È, invece, l’associazione di idee che prolungherà il sodalizio tra l’Inter ed uno dei portieri meno spettacolari, mediatici e prodighi di parole mai avuti nella sua storia ultracentenaria.

Samir da Lubiana è riuscito, col sangue e col sudore, a permeare, come goccia sulla nuda roccia, il cuore di un ambiente vulcanico e passionale che lo ha accolto, abituato a fenomeni anche di empatia come Zenga e julio Cesar, con un misto di freddezza e scetticismo.

Giunto a Milano con la patente di mestierante di livello ha alternato prestazioni buone a meno buone in una congiuntura di fine impero e di conseguente ricostruzione avara di gioie e soddisfazioni.

L’amarezza e le delusioni post triplete hanno spesso portato la stampa ed i media di settore ad ipotizzare per lui un futuro lontano da Milano attirato da quelle sirene Champions finora aliene per l’Inter dopo i fasti di Mourinho. Sono nel frattempo cambiati allenatori, presidenti e molti compagni di squadra.

Lui è rimasto al suo posto incurante delle voci e delle critiche, internamente consapevole che il vento sarebbe cambiato e il duro lavoro ripagato. Oggi è una delle chiavi di rinascita di una squadra che vede proprio in lui e nella difesa che lo sostiene punto di forza rispetto al passato. Speranza per un divenire ancora radioso come nei tempi recenti.

Sono privilegiato di essere il portiere dell’Inter e di entrare nella sua storia”. 

Chi ha mai detto che i giganti scolpiti e levigati nel ghiaccio polare non siano capaci di memorabili dichiarazioni d’amore

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