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Inter e campagne acquisti: gli sbagli di ieri, i limiti di oggi



di Usul Muad’Dib Ximenes

Quel che passa il Convento dei frati Sabatini ed Ausilio per ora porta il nome di Rafinha: ragazzo scuola Barcellona, piede raffinato e un menisco in pezzi che lo tiene fuori dai campi di gioco da nove mesi. Le premesse non sono incoraggianti per chi sarà chiamato da subito a un contributo di qualità nella zona nevralgica della manovra.

Le tensioni tra i tifosi interisti sono note. Si rimproverano alla proprietà braccino corto e una generale aspettativa di grandezza che non ha trovato finora riscontro sul mercato.
Le constatazioni delle somme spese dalla famiglia Zhang rivelano verità non contestabili: dalla stagione 2016-2017 l’Inter ha speso 203 milioni di € (cui andranno aggiunti i 20 di Gagliardini in prestito fino al giugno di quest’anno).

Alcuni distinguo sono doverosi. Rispetto alla disastrosa annata passata ove Candreva, unico tra gli acquisti, è riuscito ad imporsi con alterne fortune, c’è stata in quella attuale una netta discontinuità ove il solo Dalbert ha deluso le aspettative estive acquistate a caro prezzo dal Nizza.

Si pagano errori e valutazioni di ieri ove pesano come macigni i 74 milioni giocati alla roulette per Gabigol e Joao Mario: il primo fu un acquisto di pancia per calmare gli appetiti di una piazza che aspettava Gabriel Jesus mentre il portoghese fu una muscolare dimostrazione di forza fine a sé stessa per compensare gli uffici del procuratore Kia Joorabchian. Entrambi i giocatori sono ora ai margini del progetto di Spalletti e in attesa di nuova collocazione gravando sul bilancio interista per una montagna di milioni.

Morale di Esopo: gli sbagli del passato sono come tanti sassi che finiscono nell’ideale zaino interista di oggi. Puoi non vederli e far finta che non esistano.

Ma si sentono e pesano tremendamente.


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