di
Usul Muad’Dib Ximenes
“Quando
si pensa allo sport vogliamo che la gente pensi a Suning”
è il nocciolo
dello Zhang pensiero, espresso
pochi giorni fa in Cina in occasione degli stati
generali di Suning Holding Group.
La
“gente”.
Ma
a chi si riferirà esattamente
il
presidente di un gruppo internazionale con interessi e ramificazioni
in tutto il mondo?
Di
lì a poco, il padre padrone di Steven (e
dell’Inter)
specificherà meglio il suo concetto: “Suning
deve sfruttare le risorse delle partite di Super
League cinese,
Champions
League d’Asia e
il Mondiale”.
Nemmeno
un cenno alla Premier League, alla Bundesliga
ed agli altri prestigiosi campionati di cui Suning Sports Tv ha
acquistato i diritti a peso d’oro. Nemmeno
alla nostra povera Serie A
che all’interno del gruppo cinese dovrebbe naturalmente tendere,
per associazione di idee,(all’altra) squadra di casa. Quella
con sede a Milano e portafogli a Nanchino.
Esistono
oltre
500 milioni (in €) di ragioni
per ritenere che le
omissioni di Zhang sull’Inter e sul nostro campionato
non siano
per forza equazione di disinteresse o disimpegno della proprietà.
Ma
almeno una piccola lucina di allarme, sì.
Risulta
infatti
difficile
credere che persone antropologicamente tanto
scrupolose nel pesare il contenuto di ogni singola parola,
dimentichino distrattamente
di annoverare,
tra le priorità del gruppo, lo sviluppo di asset teoricamente
strategici nell’anno appena cominciato.
Un
silenzio assordante
che unito alle sorprendenti difficoltà per la definizione
dell’affare Ramires
alimentano quantomeno il dubbio,
se
non propriamente la certezza, che i colori nerazzurri, ben
lungi dal poter essere considerati ombelico del mondo Suning,
ne siano invece una lontana e poco luminosa periferia.
Quello
stesso dubbio, definito da Voltaire, come scomodo ed invadente. Ma
che solamente gli stupidi non si pongono e non hanno.
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