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Mourinho 55




di Usul Muad’Dib Ximenes


My name is Josè Mourinho. I’m not “pirla” because i am a special one.”
Sono trascorsi quasi 10 anni, da quell’estate 2008, in cui un tecnico lusitano sbarcava ad Appiano Gentile con il suo bagaglio fatto di italiano primitivo ed enorme ambizione.
Altre sono le cose di cui non ha mai fatto difetto: la spropositata considerazione di sé tale da sconfinare a volte in presuntuosa arroganza insieme ad una voglia cannibalesca di vincere a tutti i costi.


Facendo proprio un celebre motto di Rita Levi Montalcini, ha riempito di vita i suoi due anni all’Inter intensi come decenni senza farsi mancare nulla.
Ha litigato con quasi tutti i colleghi e ridotto ai minimi termini buona parte dei giornalisti di tv e carta stampata.
Con il suo magnetismo ha affabulato i tifosi dell’Inter e parte di quelli altrui che lo criticavano con l’inconfessato desiderio di averlo alla guida del proprio team.

Ha vinto tanto trasformando una squadra, che già era la migliore d’Italia, in Leggenda maiuscola regalando così a Massimo Moratti un posto imperituro nella storia nerazzurra accanto al suo papà.
È andato via un istante dopo aver sollevato quella coppa meravigliosa che da allora, stregata, non è più stato capace di vincere ovunque sia stato.
Lo stesso incantesimo che lo legherà per sempre ai colori interisti ed al numero 55 dei suoi anni. Che nella smorfia napoletana significa, tra le varie cose, sognare la musica (della Champions), la bacchetta (magica) e l’imitazione (quella dei tanti che gli sono succeduti senza emularne le gesta).
Tanti auguri, mago di Setubal.

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